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Alla scoperta del Piemonte


Il Piemonte è ricco di ambienti naturali diversi, unici per il fascino. Dalle maestose montagne, alle dolci colline del Monferrato, agli aspri rilievi delle Langhe e del Roero, alle pianure tra Vercelli, Novara ed Alessandria, ai laghi tra cui primeggia il Lago Maggiore.
Il Piemonte è ricco di storia. Abitato fin dall'età neolitica, dopo lo scioglimento dei ghiacci; nel I millennio a.C. fu occupato dalle popolazioni celtiche o liguri dei Taurini e dei Salassi, successivamente sottomessi dai romani ( 220 a.C. ), che fondarono colonie come Augusta Taurinorum ( Torino ), Hasta ( Asti ), Derthona ( Tortona ), Eporedia ( Ivrea ).

Il Parco naturale delle Alpi Marittime

Il Parco naturale delle Alpi Marittime è la più estesa area protetta del Piemonte, con i suoi quasi 28 mila ettari di estensione, tra le valli Gesso, Stura e Vermenagna. Confina per 35 chilometri con il Parco nazionale francese del Mercantour.

L'ambiente naturale è aspro e in pochi chilometri passa dagli 800 metri dei fondovalle ai 3.297 metri della cima dell'Argentera: uno delle quattordici cime sui tremila metri nell'area protetta, da cui si possono vedere il mare e la Corsica.

Il nucleo centrale del parco è formato da rocce di origine cristallina circondato, a quote più basse, da una copertura sedimentaria composta da arenarie e calcari. L'azione dei ghiacciai, che anticamente ricoprivano le montagne ha lasciato evidenti segni: morene, circhi glaciali, rocce montonate e laghi.
Di quei ghiacciai ne sono rimasti alcuni, nel massiccio dell'Argentera e del Gelas, che hanno resistito ai mutamenti climatici e al riscaldamento del pianeta e costituiscono il più meridionale baluardo dei ghiacciai alpini, distante soltanto 40 chilometri in linea d'aria dalla Costa Azzurra.Vera ricchezza del territorio e del paesaggio sono l'ottantina di laghi, quasi tutti di origine glaciale, incastonati tra le rocce o circondati da pascoli.
Preziose sorgenti termali danno prestigio all'area; sgorgano ai piedi del monte Matto, in località Terme di Valdieri, a temperature che raggiungono i 70 gradi centigradi.


La Marca pinerolese

Strade sterrate, sentieri, strade secondarie di campagna, di collina e di pianura: sono i percorsi su cui si snodano gli itinerari nella Marca pinerolese.

Teatro delle escursioni sono i territori delle Comunità montane Val Chisone e Val Germanasca, Val Pellice, Pinerolese pedemontano e dei centri della pianura, tra Cavour, Vigone, Cumiana, Prarostino, Bricherasio, Bobbio Pellice, senza trascurare antiche vie ricche di storia, come le strade militari dell'Assietta e di Conca Cialancia.

Un esempio per tutti è l'itinerario che prevede un percorso ad anello tra i luoghi cosiddetti dell'assedio: si parte e si ritorna da Bricherasio, con oltre tre chilometri e mezzo di strada, in parte su sterrato e in parte su asfalto. Si possono ammirare edifici storici, quali il castello e il forte, il primo in parte distrutto dall'assedio dei francesi del 1537, il secondo occupato dagli stessi nel 1592, per due anni.

L'elenco completo degli itinerari comprende Assietta, Via dei Romani, Val Troncea, Via Napoleonica, Gran Dubbione, Val Chisone, Val Germanasca, Alta Val Germanasca, Conca Cialancia, Costa Las Ara, Pramollo, Prà Martino, Strada della Vaccera, Sentiero dei partigiani, Anello dei luoghi storici valdesi, Percorsi delle Sonagliette, Anello dei luoghi dell'Assedio, Strada della Costera, Sentiero del lungopellice, Strada del Pianprà, Strada di San Bernardo, Strada dei Rorenghi, Anello del Ciapel, Ciclopiste del Parco Montano, Anello di Valanza, Pianura Pinerolese (Giro dei guadi e Parco del Po), Ciclostrada pedemontana Piossasco-Pinerolo, Giro della Conca verde, Alta Via del Parco dei Tre Denti e del Freidour.

La regione dei laghi

La regione dei laghi - Orta, Mergozzo, Stresa - è un mondo a parte nella complessa realtà piemontese. L'impressione è dovuta innanzitutto agli specchi d'acqua proprio ai piedi del Monte Rosa, che da est assomiglia a un gigante himalayano.

Ci sono le testimonianze religiose: Santuari, Chiese, Cappelle e Sacri Monti, i più tipici ed espressivi segni dell'antica devozione popolare.

I laghi, infine, sono la porta d'accesso alla Val d'Ossola, ampio solco alpino ricco di attrattive culturali e naturali: dalle testimonianze walser di Macugnaga e della Val Formazza, alle selvagge Gole di Gondo che aprono la via del Sempione, fino alle praterie della Val Vigezzo dove è annidato il Santuario di Re.

A Orta San Giulio due sono le mete di grande richiamo: l'isola di San Giulio, proprio nel cuore del Lago d'Orta, con i suoi vicoli e il suo edificio romanico, e il Sacro Monte di Orta, in alto sopra l'abitato, complesso religioso realizzato tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del Settecento, sul modello del Sacro Monte di Varallo.

In vista del lago d'Orta e in corrispondenza del massiccio del Monte Rosa si trova la Riserva Naturale del Monte Mesma, dove, grazie all'influenza climatica del vicino Lago, si trovano molte specie di piante sempreverdi.

Costeggiando il lago fino all'imbocco della Val d'Ossola, si raggiunge velocemente il capoluogo Domodossola e il Sacro Monte Calvario, costruito nella seconda metà del XVII secolo, con la suggestiva Via Crucis.

Scendendo a Mergozzo, se ne costeggia il lago e si raggiunge Verbania, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. Puntando verso la Svizzera, Ghiffa non è lontana, con il Sacro Monte della Santissima Trinità.

Infine, ritornati a Verbania e a Baveno, alle porte di Stresa, cittadina posta in magnifica posizione panoramica, si possono visitare le suggestive Isole Borromee, con il famoso palazzo dell' Isola Bella del XVII secolo.


Il Forte di Exilles

Il Forte di Exilles, in Val di Susa. L'antico complesso militare è oggi un museo che offre anche, su appuntamento, l'opportunità di partecipare a visite guidate.

E' stato attivato l'itinerario che dalle scuderie scende per una scala ripidissima nel basso forte, poi percorre il grande fossato, risale la scala detta del Paradiso, arriva nel cortile delle galere e termina nel cortile del cavaliere. O è possibile, in alternativa, salire sui sottotetti ( che vennero costruiti in modo tale da essere convertiti in postazioni per l'artiglieria ) e i tetti, dai quali si può ammirare uno straordinario panorama sulla valle e osservare la complessa volumetria della fortezza.
L'abitato di Exilles è nato ai piedi del maniero, il cui primo nucleo risale al 1155.


Le Grange vercellesi

Le Grange vercellesi presentano numerose aree di rilevanza antropologica e naturalistica che offrono uno spettacolo affascinante e suggestivo, frutto di trasformazioni ingegnose e pianificate per l'agricoltura.

Si tratta delle cascine poste nel quadrilatero tra Saluggia, Crescentino, Trino, il Po, Costanzana, Desana, Lignana, Livorno Ferraris e Bianzé, sorte in seguito alle opere di bonifica realizzate dai monaci cistercensi dell'abbazia di Lucedio, che dal Quattrocento iniziarono a coltivare il riso nella zona.

Da vedere il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, unico esempio di bosco di pianura in Italia insieme a quello che si trova nel Tavoliere delle Puglie.

La zona vanta una storia poco conosciuta, ma epica e grandiosa, testimoniata da tracce di utensili e armi in pietra risalenti a 400.000 anni prima della nascita di Cristo, dalla successive fasi della romanizzazione e della cristianizzazione, dai sette secoli che ne fecero una grande potenza marchionale sotto gli Aleramo prima ed i Paleologi poi, dall'introduzione della pianta del riso scoperta durante le Crociate fino alla grande espansione dell'arte della stampa, che da Trino si irradiò lungo l'Italia rinascimentale.
In tempi più recenti, l'opera di Camillo Benso conte di Cavour, che a Leri, oltre alle strategie per unificare l'Italia, studiò e mise in pratica gli accorgimenti per migliorare la coltura del riso, e le lotte delle mondine per ottenere condizioni di vita e lavoro maggiormente dignitose.


Le Terre del Moscato

Colline, piccole pievi, paesi di pietra, capaci di evocare le pagine di Pavese e di Fenoglio: le terre del Moscato, in provincia di Cuneo, sanno regalare scorci affascinanti tutto l'anno.

Un itinerario ideale, che può diventare anche occasione di più gite brevi, parte da Neviglie, dove la parrocchiale di San Giorgio conserva una tela del Macrino.
Sede dell'Enoteca regionale del Moscato è invece il Castello di Mango.
Il percorso enogastronomico porta poi alla Bottega del vino di Castiglione Tinella, dove non è da perdere una tappa al Santuario della Madonna del Buon Consiglio.

La dolcezza dei profili del paesaggio, i profumi e le tradizioni si mescolano e prendono forza giungendo a Santo Stefano Belbo, dove si può ammirare la casa natale di Cesare Pavese e ripercorrere con la memoria i luoghi che hanno costruito La luna e i falò.

I vigneti cedono invece lentamente il passo ai boschi se si prosegue verso Cossano e si va a Rocchetta Belbo.
Un monastero benedettino e il complesso romanico di San Martino dominano invece a Castino, con la frazione di San Bovo e la borgata fenogliana Pavaglione, con La Malora

Più avanti si trovano il borgo quadrato di Perletto, con la sua caratteristica torre, poi Cortemilia, con la torre cilindrica del XIII secolo e l'antica Pieve di Santa Maria.

Dalla Valle Bormida il percorso può proseguire verso la Valle Uzzone, intatta nei suoi verdissimi boschi e ricca di storia, come testimoniano il castello duecentesco di Gorrino, le straordinarie cascine di pietra di Pezzolo, il Santuario del Todocco, i palazzi di Scaletta e Castelletto Uzzone, i boschi di Gottasecca, il castello rinascimentale e gli straordinari affreschi gotici di San Martino di Lignea a Saliceto.


I Musei delle Valli di Lanzo

Valli di Lanzo si trovano a pochi chilometri da Torino; qui prese piede l'antico concetto di villeggiatura e dove è nato l'alpinismo torinese.

Nel Museo delle Genti delle Valli di Lanzo di Ceres, la storia e le tradizioni valligiane rivivono con le accurate descrizione d'utilizzo e la restituzione del nome originale in patois; attrezzi e strumenti in disuso riportano alla luce una cultura antica fatta di mestieri, gesti e consuetudini ormai dimenticati. Risalendo la valle di Viù si incontra la frazione Castagnole, che offre un bel museo di oggetti di uso quotidiano. La struttura è stata ricavata al piano terreno di una tipica casa alpina dell'Ottocento.
Nella prima sezione si trovano oggetti legati al lavoro agricolo e all'allevamento, la seconda espone gli strumenti di lavoro dei boscaioli, la terza sezione rievoca la lavorazione del legno mediante la ricostruzione di un vecchio laboratorio di falegnameria.

Proseguendo lungo la vallata, a Usseglio si trova il Museo civico alpino Arnaldo Mazzetti, una delle realtà culturali più attive. All'interno sei sezioni permanenti: archeologia rupestre, archeologia mineraria, scienze naturali e ambientali, storia dell'arte, cultura e tradizioni.

Nell'antica sede del comune di Balme è allestito il Museo delle Guide alpine: raccolta di oggetti, cimeli, attrezzature alpinistiche e fotografie d'epoca per documentare la storia delle sue guide, pionieri dell'alpinismo italiano.
Il museo comprende anche un itinerario di visita sul territorio collegato con un percorso storico-naturalistico.

A Groscavallo, presso il Santuario di Nostra Signora di Loreto, edificato nel 1630, un museo riporta alla religiosità. Percorrendo i 444 gradini di pietra si raggiunge il luogo di culto e il museo, che custodisce circa mille tavolette votive raffiguranti grazie ricevute e miracoli attribuiti alla Vergine.


La Foresta di Salbertrand

Il parco Gran Bosco di Salbertrand é un lembo di foresta alpina incontaminata, esteso dalla riva destra della Dora Riparia allo spartiacque con la Val Chisone, dai mille ai 2.600 metri di quota.

Straordinaria la ricchezza della vegetazione del parco naturale, istituito nel 1980 dalla Regione Piemonte su una superficie complessiva di oltre i 3.700 ettari. Attraversata da sentieri e piste forestali, dal laghetto smeraldino della Ghiacciaia alle splendide baite di Montagne Seu, dove è stato aperto il piccolo rifugio Daniele Arlaud, ideale tappa per gli amanti dello sci di fondo, l'area protetta è coperta per il 70% da boschi e per il rimanente 30% da pascoli e praterie d'alta quota, nel regno delle aquile e delle marmotte. Spicca la lunga cresta che costituisce lo spartiacque tra l'alta Val di Susa e la Val Chisone: si tratta della sequenza di vette e colli che, partendo dal colle del Sestriere, giunge fino al colle Braida e alla Sacra di San Michele per poi scendere decisamente sulla pianura sottostante. Dal monte Genevris fino all'Assietta, alle propaggini del Gran Serin, attraverso il colle e il monte Blegier, il colle di Lauson e il monte Gran Costa.

Da questa catena montuosa si staccano diversi costoni che scendono rispettivamente in Val di Susa e in Val Chisone definendo una serie di avvallamenti paralleli, più o meno ampi, nei quali scorrono vari torrenti, affluenti dei due corsi principali. La grande varietà di ambienti e di specie floristiche costituisce un habitat ideale per una fauna altrettanto ricca. La sola avifauna conta una ottantina di specie nidificanti, con una alta percentuale di quella propriamente alpina. Tra i mammiferi sono da ricordare le lepri, gli scoiattoli, le marmotte e molti altri piccoli roditori, così come la volpe e i mustelidi ( ermellino, donnola, martora, faina e tasso ). Importante è la presenza di quattro specie di ungulati: il camoscio, il cinghiale, il cervo e il capriolo. Si è osservata anche la ricomparsa del lupo.

Materiale tratto da Regione Piemonte



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